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Nel mirino di Giuffrè c'è anche Berlusconi (da ilnuovo.it)
L'ex numero due di Cosa Nostra, pentito di recente, attacca Dell'Utri: "La mafia ha fatto campagna elettorale per lui". "E'un millantatore" replica il senatore. Giuffrè coinvolge anche il premier.
PALERMO
- E' un fiume in piena Antonino Giuffrè, il "vice" del capo di Cosa
Nostra pentitosi recentemente. Le sue dichiarazioni sono un duro attacco a Forza
Italia. Nel mirino delle sue accuse c'è soprattutto il senatore Marcello Dell'Utri.
Ma le sue rivelazioni toccano perfino il premier. I Graviano, dice, erano
il tramite tra la mafia e Berlusconi.
Le accuse al premier. ''I boss Filippo e Giuseppe Graviano
insieme all'imprenditore Gianni Ienna facevano da tramite direttamente fra Cosa
Nostra e Berlusconi'' sostiene Antonino Giuffrè nel verbale di un
interrogatorio depositato dai pm nel processo per concorso in associazione
mafiosa contro Marcello Dell'Utri. L'ex capomafia racconta che i boss della
Cupola nel 1993 avevano deciso di appoggiare la nuova formazione politica ''di
cui facevano parte gli uomini della Fininvest''.
Perché questa scelta, chiede il pm? ''Signor procuratore - risponde il
neopentito - Berlusconi era conosciuto come imprenditore e per le sue
emittenti. E' una persona abbastanza capace di portare avanti un pochino le
sorti dell'Italia''. Il pm chiede allora se in passato ''c'erano state
altre occasioni in cui le dinamiche di Cosa nostra o le attività
dell'organizzazione si erano incrociate con quella imprenditoriale di questo
soggetto''. "Sapevamo - sostiene Giuffrè - il discorso dello stalliere,
sapevamo di Mangano che era alle dipendenze di Berlusconi, insomma sapevamo già
da tempo che c'era un certo contatto tra Cosa nostra e Berlusconi, grazie alla
persona che aveva direttamente in casa. Poi vi erano altre persone che aveva nei
punti chiave della sua amministrazione, diciamo un'altra...''. Il collaboratore,
stando ai verbali, non aggiunge altro, e i magistrati non gli chiedono chi
sia.
Giuffrè ricorda anche come un tentativo di imporre il pizzo alla Standa in
Sicilia fu deciso dallo stesso Totò Riina, su suggerimento del boss
catanese Nitto Santapaola, perché quest'ultimo ''voleva intrattenere un
rapporto diretto con Berlusconi''.
Il caso Dell'Utri. Il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri
avrebbe ricevuto invece, stando alle dichiarazioni di Giuffrè, un appoggio
elettorale da parte di Cosa nostra nelle elezioni del '99.Immediata e dura è
arrivata subito la reazione del senatore Dell'Utri: "Se nei giorni
scorsi potevo avere solo dei dubbi circa il fatto che si trattasse di uno dei
tanti millantatori in circolazione, oggi ne ho invece l'assoluta certezza''. Le
parole del numero due di Provenzano, secondo il senatore di Forza Italia, non
sono altro che le "assolute falsità dell'ultimo (o penultimo?) dei tanti
'dichiaranti ad effetto' susseguitisi in tutti questi anni''.
Le
dichiarazioni su Dell'Utri non sono l'unica pesante rivelazione fatta oggi dal
pentito. A quanto afferma Giuffrè l'esplosivo piazzato da Cosa Nostra il 31
ottobre del '93 davanti all'Olimpico di Roma "doveva servire a colpire i
carabinieri". Era, secondo Giuffré, un segnale preciso lanciato agli
uomini dell'Arma: "Sarà stato uno dei soliti colpi di testa di Bagarella.
Oppure si mirava ad aprire eventuali contatti tra carabinieri e Cosa
Nostra"
Secondo
Giuffrè il boss latitante Bernardo Provenzano sarebbe riuscito ad agganciare i
vertici di Forza Italia per presentare una serie di richieste su alcuni
argomenti che interessavano l'organizzazione: l'abolizione del regime carcerario
del 41 bis, la revisione dei processi, la legge sui collaboratori di giustizia,
la legge sul sequestro dei beni. Il pentito ha aggiunto che Provenzano voleva
ottenere anche l'alleggerimento della pressione sulle cosche da parte della
magistratura.
La
ricerca di "referenti". Giuffrè sostiene di aver appreso
queste notizie direttamente da Provenzano nel gennaio '93, in un incontro con i
boss Pietro Aglieri e Carlo Greco. Il capo di Cosa Nostra gli avrebbe assicurato
che ''questi nuovi referenti politici nell'arco di dieci anni avrebbero fatto
ottenere questi risultati". La ricerca di nuovi referenti politici si
sarebbe resa necessaria dopo la rottura con la Dc a causa dell'omicidio di Salvo
Lima.
Sul rapporto tra Cosa Nostra e quella che il pentito definisce "una nuova
formazione politica", Giuffré dice: "Vi sono state due fasi. Quella
dell'acquisizione delle 'garanzie' e quella della ricerca dei referenti 'giusti'
sul territorio per le varie elezioni, e cioè candidati almeno apparentemente 'puliti',
non dovevano essere sotto inchiesta della magistratura, e quindi non potevano
avere alcun timore a portare avanti la politica che interessava a Cosa
nostra".
Dell'Utri, insieme all'imprenditore Giovanni Ienna e ai boss Filippo e Giuseppe
Graviano, Giovanni Brusca,Vittorio Mangano, Filippo Maria Berruti e Salvatore Di
Gangi, sarebbero stati gli uomini "giusti" per giungere ai
vertici dei nuovi partiti. La garanzie politiche Cosa Nostra, afferma Giuffré,
le avrebbe pagate, non proseguendo nella strategia stragista.
E
il processo Dell'Utri, intanto, continua. Il senatore Dell’Utri ha fatto
sapere che non si farà interrogare. "I risultati probatori – spiegano i
suoi difensori - fino a oggi acquisiti dimostrano la totale infondatezza
dell’ipotesi accusatoria. Il senatore Dell'Utri nel corso delle varie
spontanee dichiarazioni già rese e di quelle che renderà, permetterà ai
giudici di ottenere i necessari chiarimenti sulle accuse imbastite nei suoi
confronti. Per tale ragione, e anche in considerazione del lunghissimo lasso di
tempo oggetto della contestazione, 32 anni, non intendiamo permettere che taluno
demonizzi fisiologici ricordi sbiaditi. Abbiamo assunto la decisione di non far
sottoporre il nostro assistito all'esame dei pm".
(3 DICEMBRE 2002, ORE 13:49, aggiornato alle ORE 19:45)
leggi anche su repubblica.it
per chi sa il francese ecco l'articolo a riguardo pubblicato sull'autorevole "Le Monde"
"Un repenti de la Mafia met en
cause Silvio Berlusconi"
Antonino Giuffre, qui s'exprimait en vidéoconférence depuis son lieu de détention (secret), a joué les vedettes, en multipliant les détails, lors du procès du sénateur Marcello Dell'Utri, ami et allié politique de M. Berlusconi, accusé de complicité d'association mafieuse.
Rome de notre correspondante
Le chef du gouvernement italien, Silvio Berlusconi, aurait rencontré des parrains de la Mafia dans les années 1980. Le dernier en date des grands repentis de Cosa Nostra, Antonino Giuffre, un temps puissant bras droit du "Boss" Bernardo Provenzano, vient de lancer cette grave accusation, jamais formulée aussi clairement jusque-là, devant un tribunal de Palerme, mardi 7 janvier.
Arrêté en avril, le repenti – une précieuse recrue car il peut témoigner sur des affaires récentes – avait décidé, dès l'été, de collaborer avec la justice. Pendant les 180 jours d'interrogatoires autorisés par la loi, il a soulevé un coin du voile qui cache depuis si longtemps, en Italie, les rapports entre Mafia et politique. Entre autres révélations incandescentes, il a déjà expliqué que Cosa Nostra avait soutenu Forza Italia, le parti créé en 1993 par M. Berlusconi, sans toutefois citer de noms ni de dates précises.
Mais mardi, à Palerme, Antonino Giuffre, qui s'exprimait en vidéoconférence depuis son lieu de détention (secret), a joué les vedettes, en multipliant les détails, lors du procès du sénateur Marcello Dell'Utri, ami et allié politique de M. Berlusconi, accusé de complicité d'association mafieuse.
Il n'a ainsi pas hésité à déclarer que, comme Silvio Berlusconi "avait peur des risques d'enlèvement", son collaborateur, qui était à l'époque PDG de Publitalia, la société publicitaire de la Fininvest, empire médiatique de la famille Berlusconi, lui avait présenté, sans doute pour le rassurer, une de ses connaissances. Ce personnage, Vittorio Mangano, avait alors été embauché comme palefrenier dans la somptueuse propriété des Berlusconi, à Arcore, près de Milan. Mais, en réalité, Vittorio Mangano était un mafieux. Et Antonino Giuffre de poursuivre, égrenant ses révélations sur un ton sans passion qui les rend plus percutantes encore : "Quand Vittorio Mangano a été embauché à Arcore, le boss -de Palerme- Stefano Bontade et d'autres personnes qui lui étaient proches rencontraient Berlusconi avec l'excuse d'aller chez Mangano".
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A l'époque, l'appartenance mafieuse du palefrenier n'était pas connue : il n'a été arrêté que beaucoup plus tard. Mais Marcello Dell'Utri pouvait-il, lui, ignorer sa véritable identité ? Non, si l'on suit le récit du repenti : "Marcello Dell'Utri était une personne proche de Cosa Nostra, sérieuse et à laquelle on pouvait se fier." Il aurait respecté sa promesse de favoriser une politique positive pour la Mafia. Antonino Giuffre a également confirmé, lors de l'audience, que Cosa Nostra a fait voter pour Forza Italia aux élections législatives de 1994 et de 2001.
Quel crédit accorder à Antonino Giuffre, ce repenti qui a mis également en cause, pour collusion avec la Mafia, celui qui fut un pilier de la politique italienne des cinquante dernières années, l'ex-président du conseil Giulio Andreotti, actuellement jugé ? En dépit des polémiques sur le peu de fiabilité de certains repentis, le parquet de Palerme, lui, semble le prendre au sérieux.
Marcello Dell'Utri, présent à l'audience, mardi, en a paru quelque peu surpris, se déclarant "inquiet" que soient prises en compte des "reconstructions qui peuvent être faites par n'importe qui". Quant à Silvio Berlusconi, l'un de ses porte-parole a sèchement démenti le repenti.
Danielle Rouard