LE POESIE DI BERLUSKAZZO

IL RICKALENDARIO!!!
120 pagine in formato word di brevi sonetti dedicato a quel grande uomo che ci governa

Il ritorno del Tremonti

PER FERRAGOSTO......PAGHI 1 E  NE PRENDI 2 ( Zeffirelli, non dicevo a te!): questo testo puo’essere utilizzato in due modi: il primo, come poesia sull’eco de “La partenza del crociato “ di  Giovanni Visconti Venosta.

Consiglio pero’ di cantarlo sull’aria del “Il gorilla” ,inframezzando le strofe con un “Attenti al Tremo-o-o-ooonti!” ( o “al gori-i-i-iiilla” con tutto il rispetto per il gentile animaletto  che certo non gradisce di essere confuso con lo scimmione padano).

 

Passa un giorno, passa l’altro,
Non è lieto mai Tremonti.
Sarà un po’ che non è scaltro,
Ma non riesce a fare i conti.
Prova a farli con le dita,
Prova a usare anche l’Excèl,
Ma una cosa va’ chiarita:
Ci vorrebbe anche il cervèl.

“Giulettuccio-fa la mamma-
Non capisci proprio nulla:
Fare i conti, non è un dramma.
Li fa il bimbo nella culla.
Li faceva Visentini,
Guido Carli e l’Azegliòn,
Pur Goria con Spadolini
E l’Emilio maricòn.”
“Mamma, i conti non li faccio.
Sei per nove,fa novanta?
Meglio è farsi Adele Faccio
Che contar sino a cinquanta.”
“Guidettin devi imparare
Ad usare il meno e il più.
Io ti manderò a studiare
Da un sapiente del Perù”


Giulio prende un bastimento
E attraversa l’oceàno.
“Vedro’- pensa, error tremendo-
L’altipiano tibetano!”
Perche’ se l’Economia
Non sa neanche che cos’è,
Anche in Storia e in geografia
Gli hanno dato sempre tre.

Arrivato al nuovo mondo
Con gli occhiali di traverso,
Col suo sguardo da giocondo
Dice agli indios “Mi son perso!
Mi san dire, pellerossi,
Come andare nel Peru’?”
Ma lo scambiano per Bossi
E gli fan “vadavielcu”.

 

Dopo giorni di viaggio
Con la jeep o in carovana,
S’avvicina al vecchio saggio
Cavalcando sopra un lama.
“Lama e’ il nome della bestia?-
Fa,fumando il calumèt-
Sono un genio, con modestia,
Siam davvero nel Tibèt”.

 

Stava il saggio su una sedia
Fatta in marmo di Carrara
E ,per non morir d’inedia,
Vuol mangiar quanto Ferrara:
Polli arrosto con banane,
Digestivo col caffe’,
Gli fan schifo sol le rane.
Il suo nome : Mits Tchi Guèt.
“Cosa cerchi,zerbinotto?”
“Santità vorrei imparare.....
A sommare il tre con l’otto:
io vorrei saper contare”
Il sapiente punta il dito:
“Ti fo’ un’interrogazion!
Per scongiuro, faccio un rito”
E toccossi sui maron.

 

Sbaglia formule e equazioni
“Gino ha  quattro caramelle....
Sai le quattro operazioni?”
Giulio canna pure quelle.
“Cosa speri d’imparare
Con la testa che c’hai tu?
Devi farti esorcizzare,
Prova a andar sei volte a Lourdes!

 

Ma un’idea mi viene in mente,
Ti daro’ una polverina.
Non diventi intelligente,
Ma se dai una sniffatina
Il cervello si sconnette.
Forse, in questo caso, tu
Riconosci un tre dal sette
E distingui il men dal più.

 

Te ne compro qualche etto,
Spendero’ due o tre milioni,
Ti riempiro’ un sacchetto:
Ma va’ fuori dai coglioni”
Giulio annusa pian pianino
“Che prodigio e’ questo qui?
Sei piu’grande di Merlino,
E migliore di Zurlì!
E’ incredibile,sapete ,
Ma Pitagora capisco.
So chi e’ Fermi e chi  Talete,
Faccio i conti come Visco.
Integrali e arcotangente
Son per me un’amenita’,
Quanto sono intelligente!
So la relativita’ ”

 

Disdegnando navi cargo
Giulio torna col Concorde.
Giunge a casa e il cane Argo
Sa chi e’, percio’ lo morde.
Con il suo sacchetto in resta
Giulio corre da mamma’
Che lo guarda e dice mesta:
“Come,sei tornato gia’?”

 

“Mamma, questa polverina
Che io tengo nel sacchetto,
Sembra zucchero o farina
Ma nel naso ,me la metto,
Ed inzio a calcolare
Come fossi AlbertEistèn
Senza neanche adoperare
Un PC dell’Ibièm”

 

Ma il sacchetto aveva messo
Proprio presso al lavandino
Una volta ,andando al cesso,
Perche’ aveva un bisognino.
E la polvere fatata,
Presa un po’ d’umidita’,
S’era tutta raggrumata:
Giulio non la puo’ sniffa’.
Disperato è allor Tremonti.
Urla e sbraita come un pazzo,
Ricomincia a sbagliar conti,
Non capisce proprio niente ( prova a andare da Marrazzo).
Guarda triste quel sacchetto
Che il sapiente gli forni’,
Ma pelato c’e’ un nanetto
Che gli fa : “Ghe pensi mi!

 

Sono l’unto del signore,
Questa macchia non l’hai vista?
Faccio Fede direttore
E Pistocchi giornalista.
Una cosa basta dirla
Cento volte alla Tivù,
E convinci tanti pirla
Ch’è squisita la pupù.

 

Non e’ certo un gran disastro
Sbagliar somme ed uguaglianze,
Ti nominerò ministro
Del Tesoro e di Finanze.
Che tu sappia contar giusto
Mezza Italia crederà,
Se in Tivù ogni mezzobusto
Ogni giorno lo dirà.

 

Che non ho-pensan le masse
Il conflitto d’interessi
E dimezzerò le tasse:
Devon esser proprio fessi!
E se crede a ciò qualcuno,
Può tranquillo creder che
Sei per nove fa trentuno,
Due per cinque, centotrè”
Passa un giorno passa l’altro:
E’ sereno ormai Tremonti.
Non perche’ sia adesso  scaltro,
Sbaglia sempre  peggio i conti.
Ma voi giusti li credete

Grazie alle televisiòn.
La morale la sapete:
Vaffanculoberluscòn

 

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