Processo unificato Lodo Mondadori - Imi-Sir

Il 28 gennaio 2002 vengono riuniti dai giudici della procura di Milano due processi che vedono come imputato Berlusconi e i suoi scagnozzi: sono il processo sul Lodo Mondadori e Imi-Sir. Ciò che spinge alla riunione, spiegano i giudici di Milano nell'ordinanza, è la ''comunanza delle fonti di prova'', come i testimoni che ''per la stragrande maggioranza sono identici nell' ambito dei due procedimenti e richiesti su identiche circostanze'' da accusa e difesa. E ancora, la ''connessione'' tra i processi è tale che ''può in astratto ravvisarsi un'ipotesi di continuazione''. A sua volta questo processo unificato viene più volte connesso con il processo Sme-Ariosto. Previti tentò di ricusare il presidente della sezione penale Carfi, secondo le norme del giusto processo (è un ossimoro o cosa?), prima che si arrivasse all'unificazione dei due processi.

http://www.cnnitalia.it/2002/ITALIA/01/04/lodo/ 

http://www.cnnitalia.it/2002/ITALIA/01/28/previti/

IMI SIR

Il processo Imi-Sir inizia nel 1982: Nino Rovelli chiama davanti al tribunale di Roma l'Istituto Mobiliare Italiano per non avere onorato una convenzione del '79 per il risanamento delle società del gruppo chimico Sir Rumianca: un affare da 500 miliardi di lire.
Nel 1986, il tribunale di Roma condanna l'Imi al risarcimento dei danni subiti da Rovelli. L'Imi, naturalmente, fa ricorso in Appello. Ma la Corte d'Appello di Roma nel 1990 conferma la sentenza di primo grado. Pochi giorni dopo, il 30 dicembre 1990, Nino Rovelli muore a Zurigo lasciando alla vedova e ai quattro figli l'eredità di una richiesta di risarcimento da capogiro: perché con gli interessi ormai, il conto è salito a 800 miliardi. L'Imi tiene duro e i suoi legali ricorrono in Cassazione nel gennaio 1992.

Una requisitoria importante sparisce pochi giorni dopo, per poi "miracolosamente riapparire il giorno dell'udienza, il 10 giugno 1992, accompagnata da una lettera anonima indirizzata alla Suprema corte. La procura aprirà un caso su questa fantomatica sparizione. La sentenza di cassazione da ragione a Rovelli ancora una volta. L'Imi liquida gli eredi con un maxi assegno da 980,3 miliardi di vecchie lire. Le indagini sulla scomparsa della procura speciale, archiviate a Roma, vengono intanto riaperte dalla Procura di Milano.

La stessa Procura di Milano, nell'ambito delle indagini sulla presunta corruzione dei giudici di Roma, riapre la vicenda Imi-Sir, portando in giudizio in un processo ancora in corso l'on. Cesare Previti, che per la vicenda ha subito anche due richieste di arresto rigettate dalla Camera e si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, l'ex capo dei Gip di Roma, Renato Squillante, un altro avvocato, Attilio Pacifico, gli ex giudici Filippo Verde e Vittorio Metta, il figlio di Nino Rovelli, Felice, e la vedova dell'industriale, Primarosa Battistella. Per i pm la famiglia Rovelli versò una maxi tangente da 66 miliardi e 800 milioni di lire a Previti, Pacifico e Acampora per aggiustare' la causa che vedeva opposta la Sir all'Imi, e che fruttò proprio ai Rovelli circa mille miliardi di lire al lordo d'imposta.

La vicenda porta agli arresti Acampora e Pacifico prima, Felice Rovelli e Renato Squillante poi. 
Gli avvocati si professano innocenti, giustificando le parcelle come pagamento di prestazioni meramente professionali... riguardo al versamento di oltre due milioni di dollari ricevuto nel '92, Previti spiega che il denaro proveniva ''dal gruppo Fininvest in relazione ad una attività professionale imponente e documentata"... certo che Previti fa pagare bene le sue prestazioni! Quanto ai bonifici provenienti dall'avvocato Attilio Pacifico, amico di vecchia data, rientravano nell'ambito di compensazioni tra Italia e Svizzera che i due legali erano soliti fare. Comunque, ''mai neanche una lira a magistrati''.

Quando Nino Rovelli venne assolto dalle accuse su modalità ed entità degli aiuti che la sua Sir riceveva dalle banche, Previti stabilì una parcella di 3 miliardi e 750 milioni, da pagarsi in Svizzera, non appena i Rovelli avessero recuperato la liquidità. Il debito fu versato parecchi anni dopo, senza alcuna sollecitazione da parte di Cesare Previti da Felice Rovelli maggiorata degli interessi maturati in Svizzera. In 7 ore di interrogatorio, il parlamentare di Forza Italia racconta anche della sua conoscenza con Stefania Ariosto, intorno alla metà degli anni '80, quando era compagna dell' ex sindaco socialista di Perugia Giorgio Casoli. Una conoscenza approfondita di tanto in tanto anni più tardi, quando Stefania Ariosto divenne la compagna dell'ex parlamentare di Forza Italia Vittorio Dotti. Stefania Ariosto ''non ha mai messo piede in casa mia - dice Previti -Quanto avvenuto nei luoghi raccontati da Stefania Ariosto è frutto di pura invenzione''.

Intanto il governo Berlusconi si mobilita per sanare i guai legali di Previti: vengono varate nuove leggi burletta che riguardano
- La trasmissione di Rogatorie dalla Svizzera all'Italia (fortunatamente scritta da cani e perciò inapplicabile!) 
- La ricusazione di giudici (Cirami).

http://www.unita.it/index.asp??SEZIONE_COD=&TOPIC_ID=19879 

Ma perché il presidente Berlusconi si adopera sino a questo punto per Cesare Previti? Una risposta arriva da l'ex guardasigilli Filippo Mancuso...

http://www.repubblica.it/online/politica/immunitanove/mancuso/mancuso.html 

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,156607,00.html 

La Ariosto commenta così: ''Ha ragione Filippo Mancuso, Cesare Previti è un ricattatore. Lui ha in pugno Berlusconi. Solo lui riesce a farsi ritagliare su misura leggi, come la Cirami, per salvarsi dai processi, alla faccia della Costituzione e del principio di uguaglianza tra i cittadini''.

Un articolo di grande impatto viene scritto da Angelo Panebianco sul Corsera (quotidiano non certo partigiano...)

 http://www.dsmilano.it/Pressroom/2002/09/cor2_0930_panebianco-previti-un-modello.htm 

Previti ammette candidamente di essere un incallito evasore fiscale, che pratica quest’arte da almeno trent’anni. Stessa linea per negare di aver portato alla vittoria Silvio Berlusconi, nella vicenda Lodo Mondadori, con la strategia della mazzetta... più tardi negherà mai di aver ammesso di essere un evasore fiscale... Certo che ci vuole coraggio!

http://www.democrazialegalita.it/elio30settembre.htm 

http://www.repubblica.it/online/politica/sir/evasione/evasione.html 

 

La requisitoria della Bocassini
Il 19 ottobre il presidente della IV sezione del Tribunale Penale, Paolo Carfì, respinge le istanze delle difese per il rinvio del processo ma lascia loro aperta la possibilità di tenere le arringhe dopo la conclusione dell'iter della legge Cirami e dopo la comunicazione della Cassazione davanti alla quale pendono le richieste di rimessione del processo. 
Il pm Ilda Bocassini, a questo punto, può iniziare la sua requisitoria. Lo fa con un colpo di scena: prima di illustrarne i motivi, chiede pene severe per tutti gli imputati: 13 anni e 6 mesi di reclusione per Vittorio Metta; 13 anni per Cesare Previti e per Attilio Pacifico; 10 anni per Renato Squillante e Filippo Verde; 7 anni per Giovanni Acampora; 7 anni per Felice Rovelli con la concessione delle attenuanti generiche; 5 anni e 4 mesi per Primarosa Battistella (moglie di Rovelli) , con la concessione delle attenuanti generiche. E ancora, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, e per gli avvocati Pacifico, Previti e Acampora l'interdizione dalla professione per 5 anni. Con pazienza e grinta feroce, dopo anni di battaglia legale, Bocassini ricostruisce una vicenda che ormai, sostiene, è sufficientemente chiara: partendo dalla cosiddetta provvista Rovelli, i 67 miliardi che per l'accusa sono stati versati sui conti di Previti (21 mld), Pacifico (33) Acampora (13), illustra ''l'impiego che i singoli imputati hanno fatto di queste somme''. Il pm cita con precisione e riferimenti a documentazione depositata agli atti le centinaia di movimenti e di operazioni bancarie a partire dal '94 anche dopo gli arresti di Squillante e Pacifico, non senza tralasciare, pero', i versamenti fatti dalla famiglia del petroliere nel '91.

http://www.adnkronos.com/Cronaca/2002/Settimana43da21-10a27-10/lodoimi_211002.html 

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2002/10_Ottobre/21/boccassini.shtml

Le tesi degli imputati sono deboli, fragili, inconsistenti. Le ricostruzioni bancarie fatte dai loro consulenti tecnici ''non condivisibili'', incongrue, incomplete. Una ''è davvero fantascientifica'', un'altra ancora è degna di un romanzo giallo'' ambientato in un istituto bancario svizzero, dove ''c'è un direttore sprovveduto e pasticcione e dove la vittima è un ignoto giudice italiano''. ''L'ipotesi accusatoria trova conferma nelle carte processuali. Sono movimenti che ricaviamo da documenti bancari, da prove incontrovertibili'', prosegue Boccassini, che non nomina mai Stefania Ariosto. La pm rinnova la richiesta di sequestro di 20 mln di euro di Pacifico e Squillante in Liechtenstein (già sequestrati dall'autorità giudiziaria in quel Paese) e di somme che dovrebbero essere ancora sui conti di Previti alle Bahamas. Ma l'attacco più duro, con toni insuali in un'aula di tribunale nei confronti di ex colleghi, è per i giudici romani Squillante, Metta e Verde: ''C'è una cosa che accomuna questi tre magistrati, servitori dello Stato che hanno giurato fedeltà alla Repubblica e alla costituzione in nome del Popolo italiano: sono tutti e tre evasori fiscali''. C'è stata una tangente versata dai Rovelli, e parte dei fondi sono andati agli avvocati e parte ai magistrati: ''Quei magistrati - accusa Bocassini -hanno ammesso di essere solo evasori fiscali e che i loro fondi all'estero venivano gestiti da avvocati''. ''Mi hanno insegnato che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura non è un concetto astratto, ma è anche qualcosa che deve apparire tale. Allora quale garanzia di autonomia e indipendenza ha dato chi doveva amministrare le leggi e non l'ha fatto? Come si permette il giudice Metta di parlare di orgoglio della propria funzione giurisdizionale? Come si fa, nell'esercizio delle proprie funzioni, non solo a violare la legge ma a farsi assistere da avvocati dello stesso distretto?''. ''Qui c'è il legittimo sospetto di essere merce di ricatto - prosegue - nel momento in cui hanno dato la loro vita, i loro interessi economici, ad avvocati che esercitavano nello stesso foro. La loro vita nelle mani di avvocati che potevano ricattarli''. Insomma, "sono giudici corrotti e che si sono fatti corrompere perché nel Dna avevano questo''.

La requisitoria del pm si conclude il 20 ottobre, con la parte riguardante la vicenda Lodo Mondadori.

LODO MONDADORI

Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico erano accusati di aver fatto arrivare del denaro (400 milioni di lire) a Vittorio Metta, ex magistrato della Corte d'Appello civile di Roma, per favorire la famiglia Mondadori/Formenton (e di conseguenza Silvio Berlusconi) nel giudizio sull' assegnazione della Mondadori.

In particolare, Silvio Berlusconi era accusato di aver compiuto ''articolate operazioni finanziarie'' attraverso ''società e/o conti bancari riconducibili al cosiddetto 'comparto estero' del gruppo Fininvest''. Attraverso questi movimenti, per la Procura milanese, il 14 febbraio 1991, 2.732.862 dollari (3 miliardi e 36 milioni di lire al cambio di allora) partirono dai conti esteri per finire su un conto svizzero di Previti. Di quei soldi, dopo una serie complicata di passaggi, circa 400 milioni finirono a Vittorio Metta, giudice istruttore nella causa sulla Mondadori, che li avrebbe usati per acquistare una casa. Una tesi che il Gup Rosario Lupo ha ritenuto non suffragata da prove sufficienti.

Il lodo arbitrale sul contratto per la Mondadori fra Cir (finanziaria di Carlo De Benedetti) e Formenton risale al 21 giugno 1990.

Il 24 gennaio 1991, però la Corte d'Appello di Roma presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini dichiara che, dato che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l'intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale. Mondadori tornava nell'orbita Formenton - Berlusconi.

Il 17 novembre 2001 la Cassazione conferma il proscioglimento per prescrizione nei confronti di Silvio Berlusconi, in relazione all'accusa di corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori. La Cassazione, rigettando il ricorso dei pm, respinge anche quello dei legali di Berlusconi, che chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento. La Cassazione, inoltre, dichiara inammissibili i ricorsi dell' ex giudice Vittorio Metta, di Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Cesare Previti. Per loro, davanti alla IV sezione penale del tribunale di Milano, il processo continua. Il 28 gennaio 2002 il processo è riunito con quello IMI-Sir. Berlusconi non è quindi dichiarato innocente, è semplicemente non perseguibile dalla legge per quei reati...

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/11_Novembre/17/berlusconi.shtml 

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,58037,00.html

http://www.repubblica.it/online/politica/lodo/prosciolti/prosciolti.html  

De Benedetti parla del Lodo Mondadori e accusa Berlusconi

http://www.repubblica.it/online/politica/imi/lodo/lodo.html 

Requisitoria di Ilda Boccassini sul Lodo Mondadori

Anche per questa fattispecie Bocassini fornisce elementi che a suo avviso provano "fatti di una gravità inaudita, perché IMI-Sir ha determinato il pagamento da parte dello Stato di mille miliardi di lire nel 1994 e nel lodo c'era un interesse determinante quale quello della libertà di informazione, una garanzia in un regime democratico - spiega- Incidere su questo diritto da parte di alcuni magistrati che sistematicamente si sono fatti corrompere è una delle ipotesi più gravi previste dal codice penale, perché una magistratura autonoma indipendente, che deve garantire l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, è l'ultimo baluardo per evitare che si trascenda nella barbarie". Nessuna attenuante, dunque: dopo 2 anni e 5 mesi di dibattimento Bocassini chiede una condanna dura perché "le prove sono macigni" e illustrano "un capillare controllo del territorio e per territorio intendo la Suprema Corte". "C'era una struttura militare", aggiunge con asprezza, orgoglio e il linguaggio, a lei familiare, dei processi per mafia. ''Le parole del Pm Ilda Boccassini, se riferite ai magistrati della Suprema corte, sono incredibili e particolarmente gravi'', replica a stretto giro di posta l'ex presidente dell' Anm Antonio Martone. ''Non so sulla base di quali elementi il Pm di Milano possa fare queste affermazioni: io lavoro in Corte di Cassazione da 16 anni e posso dire che i collegi giudicanti che si sono occupati della vicenda Imi-Rovelli sono sempre stati formati da magistrati eccellenti''. E' solo l'assaggio di polemiche feroci che investono gli ambienti politici, mentre il processo, di nuovo, sembra sul punto di bloccarsi. I difensori per cominciare le loro arringhe vogliono aspettare la decisione della Cassazione, che dovrà decidere sull'istanza di trasferimento ad altra sede, dopo che la Corte Costituzionale scioglierà la questione del legittimo sospetto, come concesso ieri da Paolo Carfì, presidente del collegio, dopo aver respinto la richiesta di differire la requisitoria fra le proteste delle difese. Arringhe che potrebbero anche non essere svolte se la Cassazione decidesse di trasferire il processo a Brescia seguendo la legittima suspicione invocata dalla difesa secondo la legge Cirami, immoralmente approvata dal Parlamento italiano.

scheda di Macphisto

(Rainews 24, Corsera, Repubblica, Cnnitalia, il Nuovo, l'Unità)