Processo SME - ARIOSTO (TOGHE SPORCHE)
Questo processo vede tra gli imputati l'immancabile Cavalier Banana e il suo amichetto Cesare "sono solo un evasore" Previti.
Per questo processo il Parlamento Italiano si è affrettato a varare la contestatissima Legge Cirami che si è rivelata inutilizzabile. Sempre per questo processo il Parlamento ha varato la legge riguardante le rogatorie internazionali, anche questo inutilizzabile perchè in pieno contrasto con le normative europee... Bel governo abbiamo: Non solo vorrebbero fare leggi ad personam, ma quel che è peggio è che non sono nemmeno in grado di farlo, visto che i nostri esimi tecnici del diritto si sono rivelati di un ignoranza spaventosa rispetto a costituzione e norme internazionali.
Vabbè... ora parliamo di questo processo (da Rainews24.rai.it):
Tutto inizia nel 1995. Stefania
Ariosto, compagna del deputato di Forza Italia Vittorio
Dotti, sconosciuta al grande pubblico ma nota nella mondanità milanese, si
presenta in Procura a Milano e racconta ciò che sa da mesi, dopo assidua
frequentazione a Roma degli ambienti vicini a Silvio Berlusconi e Cesare
Previti.
In prima battuta, la Ariosto non sembra mossa da improvvise crisi di coscienza
di fronte ad episodi di corruzione. Antiquaria milanese con la passione del
gioco, la Ariosto è in difficoltà finanziarie. Tali da spingere il suo
compagno Vittorio Dotti, avvocato della Fininvest, a chiedere un anticipo di 200
milioni di lire a Silvio Berlusconi. Nel febbraio '95, davanti ai finanzieri
milanesi, la Ariosto ammette: Dotti ha avuto quei soldi per pagarmi due
cassettoni d'epoca e sei sedie. Poi, però, il suo racconto si allarga ad
ambienti romani nei quali il confine fra potere e affari loschi sembra esiguo.
Troppo esiguo per i finanzieri, che informano il pm Taddei delle rivelazioni
della fonte Olbia, ancora sotto anonimato. Taddei giudica il contenuto di quel
rapporto interessante ma troppo vago per poter originare l'apertura di un
fascicolo e ne dispone l'archiviazione. A luglio, però, Stefania Ariosto ci
ripensa e decide di firmare le sue rivelazioni.
Fra una cena e l'altra, la Ariosto
ha raccolto confidenze e particolari sul rapporto inconfessabile e corroborato
dalla corruzione che, sostiene la donna, lega gli ambienti Fininvest al giudice
Renato Squillante, magistrato di spicco nel Palazzo di giustizia della capitale.
''Un giorno - racconta Ariosto ai pm di Milano- stavo andando al bagno quando,
passando per una stanza, notai Previti, Squillante e Attilio Pacifico accanto a
un tavolo sul quale c'erano mazzette dei soldi. Mi scusai e volevo retrocedere
ma mi fu detto 'Vieni Stefania, vieni'. Previti offriva il denaro e Squillante
prendeva...''. Circostanza sempre negata, questa, da Previti.
E ancora, quella cena al circolo Canottieri Lazio dove lei vide Previti
consegnare a Squillante una busta con del denaro. Infine, nell'ottobre '88,
Previti, sostiene la Ariosto, organizza un viaggio a New York, in occasione
della premiazione di Bettino Craxi come uomo dell'anno, per "creare una
lobby di giudici su cui contare". In occasione delle feste, Previti e
Berlusconi erano soliti regalare alle mogli di numerosi magistrati gioielli
acquistati insieme nella gioielleria di Carlo Eleuteri. Ma quest'ultimo
smentisce la Ariosto.
Il racconto della Ariosto, ora teste Omega, è lacunoso, incerto, impreciso in molti dettagli. Ma si rivela preziosissimo per il pool di Milano, che da lì fa partire una nuova indagine su Silvio Berlusconi, Cesare Previti ed Attilio Pacifico. Il reato ipotizzato è grave: concorso di corruzione in atti giudiziari. Ma quali? Il processo comincia il 9 marzo 2000, 5 anni dopo. La difesa obietta che si tratta di accuse indeterminate prima ancora che infondate; vaghe perché costruite su una fonte inattendibile. Quali i fatti specifici? Quali le sentenze risultato di corruzione? La richiesta di rinvio a giudizio è trasmessa dai Pm al Giudice per le indagini preliminari il 18 dicembre 1997. Approda alla Camera dei Deputati ai primi di gennaio 1998.
La battaglia legale è politica fin dall'inizio: esponenti di centrodestra accusano la magistratura di 'giustizia ad orologeria', perché il secondo governo D'Alema è in crisi e da più parti si invocano elezioni anticipate, allontanate dalla nascita del governo Amato (20 aprile 2000, quarto esecutivo della XIII legislatura). Proprio D'Alema, in qualità di presidente del Consiglio, firma l'atto di costituzione di parte civile con il quale lo Stato italiano entra nel processo come parte lesa, ritenendo di aver subito un danno grave dalla presunta corruzione di giudici. L'avvocato incaricato di rappresentare lo Stato parte civile è Giuliano Pisapia, deputato di Rifondazione Comunista. Dall'altra parte, tra gli imputati, l'ex ministro della Difesa Cesare Previti (Forza Italia) , l'allora ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Molti esponenti del collegio della difesa, dall'avv. Niccolò Ghedini a Gaetano Pecorella, o Michele Saponara, diventeranno deputati di Forza Italia.
Secondo l'accusa, Berlusconi,
Pacifico, Previti e Squillante sono colpevoli di concorso in corruzione in atti
giudiziari (al solo Berlusconi si contesterà anche il concorso in falso in
bilancio). I quattro fra il 1986 e il 1989 "per conto di Fininvest Spa e di
altre società ad essa collegate, promettevano prima e versavano poi ingenti
somme di denaro, così stabilmente retribuendolo, a Squillante Renato affinché
costui, nella sua qualità di pubblico ufficiale quale Consigliere ispettore
aggiunto presso il Tribunale di Roma compisse una serie di atti contrari ai suoi
doveri ufficio". Squillante, sostengono i pm, ha violato " i doveri di
probità, imparzialità ed indipendenza tipici della funzione giudiziaria in
tutti i procedimenti ed in ogni altra attività nella quale fosse
richiesto". Squillante avrebbe violato il segreto d'ufficio" fornendo
le informazioni a lui richieste" e intervenendo in ambienti giudiziari per
"favorire le Società predette o comunque gli erogatori", anche
"trasferendo o facendo pervenire a questi e altri pubblici ufficiali
denaro".
Il denaro sarebbe transitato da Fininvest e Istifi "con apparenti sospesi
di cassa" "ripianati poi con somme prelevate da una serie di libretti
al portatore". Un percorso tortuoso che oltrepassa confini con
disinvoltura, passando per Società italiane ed estere (Vimo, Maxfi, Efi,
Interfincom, Marche, Antares, New Manhattan, Crescent, Edizioni 90, Stanhope),
fiduciari, familiari degli interessati.
Lo spunto fornito da Stefania Ariosto si è trasformato negli anni in 182
faldoni, rimpolpati dalle carte arrivate dalla Svizzera con rogatorie
internazionali. "A questo punto - spiega uno dei magistrati milanesi -
potremmo anche fare a meno della testimonianza Ariosto". Perché è la
documentazione trasmessa dai giudici svizzeri a consentire, secondo l'accusa, di
delineare dopo anni di indagini un quadro più preciso. Uno dei risultati della
corruzione, sostengono i pm, è l'affare Sme.
SME: UN GIGANTE CHE ATTIRAVA MOLTI APPETITI
Il 19 luglio 1986, una sentenza
della prima sezione del tribunale civile di Roma apre il caso. Il contratto per
la cessione della Sme, la finanziaria alimentare nelle mani dello Stato, alla
Buitoni di Carlo De Benedetti è sostanzialmente nullo. La privatizzazione di
uno dei bocconi più appetibili della presenza pubblica nel economia italiana
prende un'altra direzione. Quindici mesi prima, il 29 aprile del 1985, l'allora
presidente dell'IRI (poi presidente del Consiglio ed attuale presidente della
Commissione europea) Romano Prodi e il presidente della Buitoni avevano trovato
un accordo: Buitoni acquistava la partecipazione dell'IRI nella Sme per 497
miliardi di lire (256 milioni di euro di allora).
E' un passaggio chiave che conclude un'operazione iniziata da De Benedetti un
anno prima. Con un'audace colpo di scena, l'ingegnere dell'Olivetti ha bruciato
sul tempo i francesi di BSN Gervais Danone, sicuri si avere l'affare in tasca
grazie all'appoggio di Mediobanca, e si è assicurato la Buitoni. Un gruppo la
cui situazione finanziaria non è fiorente ma che già a fine '85 metterà a
bilancio un attivo di 448 milioni di lire rispetto ai forti passivi del biennio
precedente e che conta su un fatturato consolidato di 1176,6 miliardi di lire.
Il disegno di De Benedetti è semplice quanto ambizioso: creare un polo
alimentare italiano privato, di dimensioni tali da poter rivaleggiare con i
grandi concorrenti stranieri, cedendo eventualmente alcuni brand con un abile
spezzatino azionario. Buitoni punta la Sme per questo: con 3mila miliardi di
lire di fatturato e 18mila dipendenti, Sme controlla marchi di prestigio come
Cirio, Motta Alemagna, Bertolli, Charms, Sanagola. Offre accesso al settore
alimentare ma anche della distribuzione (GS supermercati) e della ristorazione
(Autogrill). Un progetto che non può non ricevere avvallo politico per andare
in porto.
http://www.rainews24.rai.it/ran24/speciali/irisme/processo.htm
Dall'Espresso (25 ottobre 2002) - Tutti i cavilli messi in piedi da Previti e compagni per ritardare le indagini di Ilda Boccassini
Luglio 1995. Stefania Ariosto, ex
fidanzata dell'avvocato parlamentare di Forza Italia Vittorio Dotti, comincia a
parlare con i magistrati del pool Mani pulite di Milano. Si avvia l'inchiesta
che poi si trasformerà nei processi Imi-Sir e Lodo Mondadori: l'accusa nei
confronti di Previti, di altri avvocati romani e di alcuni magistrati della
Capitale è di corruzione in atti giudiziari.
1 luglio 1997. Il deputato di Forza Italia ed ex magistrato della procura di
Milano Tiziana Parenti convoca una conferenza stampa e annuncia: "Ho
denunciato la Boccassini per calunnia. Ha offerto soldi a un pentito per
incastrarmi". Non è vero, ma l'8 luglio 40 deputati forzisti chiedono la
sospensione di Boccassini dalla magistratura. L'11 luglio Previti invoca la sua
estromissione dalle indagini.
11 gennaio 1998. Il quotidiano socialista "L'Avanti" pubblica un falso
dossier su Stefania Ariosto in cui la accusa di essere stipendiata dai servizi
segreti. L'autore è Angelo De Marcus, un ambiguo personaggio in rapporti con
Previti.
29 giugno. Udienza preliminare per il caso Imi-Sir. La difesa chiede tempo fino
al 2005 per leggere gli atti. Il gip lo nega, ma per un errore di notifica tutto
slitta di quattro mesi.
Febbraio 1999. L'avvocato e parlamentare di Forza Italia Gaetano Pecorella e il
suo collega Donato Bruno propongono un emendamento alla legge Carotti:
"Diminuire sempre la pena quando l'imputato è incensurato o ha superato i
65 anni di età". La norma, se approvata, farebbe immediatamente
prescrivere i processi contro Berlusconi. È ripresentata nel 2002.
18 settembre. Previti annuncia una eccezione di legittimità costituzionale
contro una decisone del gip Rossato.
9 marzo. Inizia il processo Imi-Sir. La difesa chiede di sentire 4.776
testimoni.
12 maggio. Al processo Sme-Ariosto i difensori di Berlusconi chiedono di
cestinare tutte le rogatorie giunte dall'estero "con carenza di
timbri". Il tribunale respinge. Nell'autunno del 2001, con Berlusconi al
governo, questa eccezione diverrà legge dello Stato. Ma la nuova norma, in
contrasto con la prassi e i trattati internazionali, viene disapplicata da tutti
i tribunali d'Italia.
23 novembre 2001. Previti revoca il mandato ai difensori per protestare contro
le decisioni dei giudici. Subentra un avvocato di ufficio al quale vengono date
tre settimane per leggersi gli atti.
14 dicembre. Gli avvocati Pecorella e Ghedini (deputato di Forza Italia) fanno
saltare un'udienza di Sme-Ariosto, aderendo allo sciopero indetto dalle Camere
Penali per protestare contro "gli interventi settoriali e la decretazione
d'urgenza, sintomo della carenza progettuale" della maggioranza di cui
fanno parte i due legali parlamentari.
31 dicembre. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli trasferisce Guido
Brambilla, giudice a latere del processo Sme, al tribunale di sorveglianza.
Il processo è destinato a saltare. Ma il presidente del tribunale applica
provvisoriamente Brambilla al vecchio Incarico.
1 marzo 2002. Berlusconi e Previti chiedono alla Cassazione di trasferire i loro
processi a Brescia per gravi motivi di ordine pubblico. I due imputati dicono
addirittura di temere per la loro "incolumità".
30 maggio. La Cassazione decide sull'istanza di rimessione presentata dagli
imputati. I processi proseguono e restano a Milano, ma viene inviata alla Corte
Costituzionale un'eccezione di legittimità presentata dall'avvocato Pecorella.
La Consulta, il 22 ottobre, comincia la discussione. Deve decidere se la
rimessione sia conforme alla legge delega: in pratica dovrà stabilire se è
stato giusto codificare in maniera precisa i casi in cui un processo può essere
trasferito ad altra sede.
1 luglio. Il senatore Melchiorre Cirami presenta una proposta di legge sulla
rimessione dei processi. Prevede da una parte la reintroduzione del concetto di
legittimo sospetto e, dall'altra, la sospensione automatica dei dibattimenti
tutte le volte che si presenta un'istanza per legittima suspicione.
3 ottobre. Previti e gli altri imputati di Imi-Sir dopo aver rinunciato
all'interrogatorio, cambiano idea e si fanno interrogare.
10 ottobre. La legge Cirami viene approvata dalla Camera. E torna al Senato per
alcune correzioni chieste dal Quirinale.
18 ottobre. Il pm Boccassini comincia la requisitoria del processo Imi-Sir e
Lodo Mondadori, chiedendo una condanna a 13 anni di reclusione per Previti.
Chiede condanne anche per tutti gli altri imputati.